Eccovi la recensione di un grande testo classico della filosofia. al link qua sotto trovate la recensione audio letta da Luca Grandelis.
Il “Simposio” è una delle opere più famose e meno studiate (a scuola almeno) di Platone. Perché? Perché parla di Amore e ne descrive le caratteristiche e le funzioni osannando l’amore omosessuale e dichiarandolo perfino superiore a quello eterosessuale. Inutile dire che mi trovo d’accordo.
Il testo è scritto sotto forma di dialogo. Platone descrive una discussione avvenuta all’interno di un simposio tra dotti filosofi. Il simposio all’epoca non era un semplice banchetto. Era un rito iniziatico, riservato solo agli eletti, dove si beveva in modo rituale, guidati da uno dei convenuti che decideva come e quanto bere e quanta acqua mischiare al vino. Mentre si beveva si tenevano discorsi, su un tema che si decideva, parlando a turno.
Il tema trattato nel simposio che Platone descrive è l’Amore, inteso come divinità e come passione. Per primo ne parla Fedro, allievo di Socrate che con dotte citazioni ne elogia la natura e la forza. Quindi tocca a Pausania che nel descrivere ed elogiare Eros e i suoi doni sostiene che il vero amore non può che essere rivolto a un maschio, essendo l’amore per le donne utile alla riproduzione del corpo e non a quella dell’anima che solo è possibile attraverso l’educazione e l’amore tra due esseri maschili. Dopo di lui parla Erissimaco, che, da buon medico, analizza il tema alla luce della scienza, illustrando come l’Eros sia quella forza immensa che tutto muove, uomini, animali e cose. Quindi viene il turno di Aristofane che parla dell’amore con tono leggero, più teatrale, descrivendo un mito sull’origine dell’uomo. Secondo tale mito, in origine l’uomo era un essere rotondo, con quattro mani, quattro gambe e due facce. C’erano allora tre sessi: maschio, femmina e androgino. Questi uomini erano tanto potenti e arroganti da mettere in pericolo gli Dei e quindi Zeus li divise in due separando le metà. È così che l’uomo cerca sempre la sua metà per completarsi. Dai maschi e dalle femmine originari nascono gli amori omosessuali, dagli androgini gli amori eterosessuali. Agatone, esperto teatrante anch’egli, costruisce un encomio del Dio in modo analitico senza tuttavia dimostrare ciò che dice.
Tocca infine al sapiente Socrate che invece di encomiare e lodare Eros fa un discorso sulla sua natura. Eros, dice Socrate, non è il più antico degli Dei ne il più bello. Egli, anzi, non è nemmeno un Dio. Poiché l’Amore è la volontà di possesso del bello e la volontà di possesso si prova per ciò che non si ha, Eros non può essere bello. E poiché gli Dei sono, per definizione, belli e felici, egli non può essere un Dio. Socrate spiega, citando un discorso fattogli da una saggia donna, che Eros è partecipe della natura degli Dei e di quella degli uomini, divenendo così il collegamento tra il divino e l’umano. Eros è quindi un demone (inteso classicamente e non come si intende oggi la parola). Egli è giovane, ultimo nato tra i figli degli Dei. Secondo una leggenda che Socrate narra egli fu concepito durante la festa per i natali di Afrodite e per questo egli brama il bello sopra ogni cosa. Sua madre era una donna misera che soleva chiedere la carità. Essendo alla festa per raggranellare le elemosine, le capitò di vedere un dio, Ingegno, dormire per terra per aver troppo bevuto. Ella si sdraiò al suo fianco e concepì Eros che dal padre ha ereditato la capacità di escogitare il modo di ottenere ciò che desidera e dalla madre lo stato di miseria che lo induce a desiderare sempre.
Finito il discorso di Socrate, il simposio viene interrotto dall’arrivo di Alcibiade. Egli è un giovane di bell’aspetto che si è visto rifiutare i favori da Socrate. Invitato a tessere l’encomio di Eros egli preferisce tessere quello di Socrate. Il suo discorso elogia il filosofo ma ne parla anche male. Si percepisce la delusione e la rabbia per non aver avuto ciò che bramava: la sapienza di Socrate in cambio della sua bellezza.
Il “Simposio” è un testo iniziatico e per iniziati. Lo dimostra il personaggio di Alcibiade. Egli, pur bello esteriormente, non è in grado di realizzare quella bellezza interiore che rende l’uomo divino. Non è dunque Socrate a non aver dato la sapienza ad Alcibiade ma piuttosto questi a non essere stato in grado di coglierla. Ma questo Alcibiade non lo capisce e pur desiderando Socrate ancora, prova rabbia per il rifiuto ricevuto. Non a caso egli giunge al simposio già ubriaco, a rappresentare l’uomo che non ha una visione chiara, e vi giunge solo dopo che i discorsi iniziatici sono terminati.
La visione dell’Eros che traspare dal Simposio è profonda, elaborata, ricca. L’Amore serve a rendere l’uomo immortale attraverso la riproduzione. Questa però non significa solo generazione di figli. La riproduzione più importante è quella dell’anima che si ottiene attraverso l’educazione dell’amato. L’uomo ama il fanciullo e gli dona Amore e Sapienza e per lui è disposto a tutto. Così, lasciando una parte di sé nell’amato, egli diviene immortale. L’amato concede la propria bellezza, le proprie grazie e i propri favori e in cambio ne ha una crescita interiore, morale che lo rende bello anche nell’anima. Tale rapporto è soprattutto omosessuale ed è di natura superiore a quello eterosessuale che serve invece a riprodurre il corpo e rende immortale solo la materia. L’Eros di Platone va ben oltre il sesso. È la forza che spinge l’uomo a voler essere immortale, che lo spinge a volere il bene dell’altro, dell’amato. È un amore puro, un intesa profonda dell’anima che pur non rifuggendo la sessualità non la ritiene necessaria.
Non mi dilungo oltre. Sarebbe troppo complicato approfondire un tema tanto ampio. Segnalo però la traduzione di Guido Calogero con introduzione di Angelica Taglia, edita da Laterza. È un’edizione ben curata e con commenti interessanti.
Vi lascio con una piccola citazione che mi ricorda tanto l’attuale pensiero di certa gentaglia e di certe istituzioni riguardo all’Amore in generale e a quello omosessuale in particolare.
“Nella Jonia, invece, e in molti altri luoghi governati dai barbari, è stimato disonesto [compiacere gli amanti, NdA]; tale sembrando ai barbari, come pure l’amore per gli esercizi intellettuali e fisici, a causa dei loro governi tirannici, giacché non conviene a chi domina, credo, che nei sudditi si generino alti pensieri, né salde amicizie ed unioni, quale in massimo grado suole suscitare, più che ogni altra cosa, l’amore”.













